Twitter vola in Tv per promuovere le nuove hashtag page

Twitter_Nascar-hashtag-page

Arrivano le hashtag page, aka le pagine firmate Twitter per marchi e aziende.

Un’idea  positivamente accolta da blogger e professionisti del settore già a partire dal modo in cui è stata presentata: durante una corsa del NASCAR, campionato automobilistico alquanto attesa negli USA,  è apparso un commercial che mostrava un pilota impegnato a scattare una foto, seguito dalla didascalia “see what he sees” e dall’indirizzo twitter.com#NASCAR.

A quanto pare l’uccellino social sa volare con efficacia anche offline e soprattutto sa mantenere  intatta la sua peculiarità dominante, la brevità. Il tutto infatti si è limitato a 15 secondi  di spot e a una manciata di caratteri (tra headline e URL appena 50) volti a mandarci dritto al sodo: la prima hashtag page mai realizzata, o per rimanere in argomento, una hashtag page ‘pilota’ incaricata di testare su larga scala la reazione della community.

Paragonabile per obiettivi alle Facebook  page e alle brand page di Google+, l’ultima trovata made in Twitter in realtà non imita nessuna strategia precedentemente messa in campo dai competitor, ma unisce molte delle caratteristiche già utilizzate dal social in questione.

Le  foto, esposte in posizione top menu, appaiono direttamente sotto a un ampio header dedicato al logo e alla descrizione del brand, mentre la timeline mescola tra loro ‘tweet bottom-up’, postati dagli utenti attraverso il classico meccanismo #nomeutente,  e ‘tweet top-down’, ad opera della crew degli amministratori del profilo e dalle Persone popolari,  esposte in formato thumbnail sulla colonna di sinistra (dove noi comuni twitter abbiamo i suggerimenti di following e i l’elenco dei top trend).

La differenza sostanziale è che non tutti i tweet contenenti l’hashtag di riferimento sfileranno nella omonima pagina, ma un’attenta selezione effettuata dall’algoritmo di twitter e da content-curator in carne ed ossa permetterà  di decidere quali micro-post appariranno sul flusso.

Senza scomodare la fantasia, possiamo facilmente immaginare che l’attività di live-blogging (molto indicata per eventi sportivi e non), il desiderio di personalizzazione del proprio profilo e l’opportunità di fare comunicare in presa diretta persone popolari e persone comuni sarà molto apprezzata  dai brand, dai loro follower e dai social marketer. In altre parole, da (quasi) tutti.

Ilaria Turci