SEO Pills – cos’è il Black Hat SEO?

 

Con l’articolo di oggi vogliamo proporvi una nuova rubrica che d’ora in poi porteremo avanti: SEO Pills!
Regalandovi pillole di search engine optimization settimanali, per tutti gli appassionati del settore, e in generale del web marketing, ci piace l’idea di darvi spunti su cui poter riflettere per la vostra piccola realtà.
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Ma bando alle ciance e immergiamoci subito nei meandri più profondi dei motori di ricerca!

black hat seo web marketing

Come ben si sa, nel mondo SEO, i contenuti all’interno di blog o siti web vengono prodotti per due motivi principali:

  1. Fornire un servizio di qualità agli utenti, da cui possono trarne vantaggio.

  2. Avere al proprio interno testi composti in modo intelligente per migliorare l’indicizzazione sui motori di ricerca.

Il concetto di Black Hat SEO esprime tutte le strategie antietiche che vengono attuate per portare un sito ad essere indicizzato in modo competitivo dalla SERP (search engine result page), e che, di conseguenza, ignora del tutto il primo punto sopra riportato, per perseguire solo ed esclusivamente il proprio scopo, cioè quello di arrivare nei primi risultati di Google.
É una pratica che esiste già da anni, e sembra che non cenni a scomparire, pur essendo sempre più pericolosa e rischiosa col passare del tempo.
Esempio eclatante è quello che ha visto coinvolta nel 2006 la BMW: il loro sito web è stato infatti cancellato dall’indicizzazione su Google in quando gli spiders si accorsero della presenza di doorway pages (pagine di ingresso ad un sito, legate a keywords che spesso vengono alterate appositamente per praticare Black Hat SEO).
Per rimediare a questo fatto e per far quindi riammettere a Google il dominio della casa automobilistica, ci sono volute le scuse dell’amministratore delegato dell’azienda.

keyboard black hat seo

In passato bisogna dire che applicare tecniche del genere era molto più semplice, in quanto gli algoritmi dei motori di ricerca non erano così sofisticati come possono esserlo ora, ed era più semplice trovare gap ed escamotage per bypassarli.
Col passare del tempo e del progredire della tecnologia però, è sempre più difficile (fortunatamente) trovare falle nel sistema, quindi capita spesso che i nodi vengano al pettine, e che Google prenda poi provvedimenti, punendo e penalizzando pesantemente l’indicizzazione dei siti che utilizzando questi tipi di metodi immorali.

Sicuramente il Black Hat SEO continuerà ad esistere, ma di anno in anno, grazie al continuo perfezionamento degli algoritmi, diventerà sempre più una perdita di tempo e di soldi.

In conclusione, perché quindi rischiare di essere penalizzati quando di può invece fare del buon SEO.. c’è forse qualcosa di più appassionante?


 

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