Google: l’autorevolezza delle fonti per soddisfare gli utenti

Su cosa si basa l’autorevolezza nel indicizzazione di Google? 

Il modo dell’indicizzazione dei siti web da parte di Google ultimamente è molto cambiato, ora essa avviene in base al contenuto e non più solamente in base ai link esterni presenti. Infatti, secondo quanto riportato, attualmente Google utilizza quasi 200 criteri per riuscire a classificarli; tra di essi sono presenti i criteri fondamentali, come la velocità, l’HTTPS, il mobile-friendly.

Per quanto riguarda l’autorevolezza, Google ha insistito fortemente su questo fattore avendo, da sempre, una forte necessità (meglio dire voglia) di sapere chi è autorevole e chi no, di quali siti/autori può fidarsi e da quali è meglio stare alla larga.

Insomma, Google si basa ancora molto sui link, ma cerca costantemente nuove vie, algoritmiche (vedi Hummingbird) o umane (vedi i quality rater), per migliorare i risultati delle ricerche per l’utente finale.

Il “nuovo corso” sembra orientato all’intelligenza artificiale, alla semantica, ma anche alla determinazione di chi è autorevole e di cosa è “vero”. Il mese scorso è spuntato fuori pure un paper prodotto da 7 ricercatori di Google, dove cercano – in buona sostanza – di trovare un sistema per determinare quali siti contengono fact, ovvero dati di fatto, verità.o.286327

L’idea è insomma quella di evitare il solito approccio esogeno (basato su segnali esterni), per tentarne uno endogeno (basato su segnali interni), anche se in molti hanno riportato la notizia come se fosse una novità assoluta, quando in realtà sono parecchi anni che Google lavora per attribuire un livello di “trust” ad un sito web (e anche all’autore dei contenuti pubblicati online).

Se ci fosse un modo per “riflettere” l’affidabilità di una pagina web, o dei commenti o delle opinioni associate ad una pagina, questo potrebbe aiutare a fornire risultati di ricerca più “significativi”.

Per questo ultimamente Google sta attribuendo maggiore importanza ai “seed site”, ovvero quei siti di cui egli è certo dell’affidabilità degli autori e dei contenuti.

Di cosa terrà conto Google per rendere più popolare un sito?

Google tiene e terrà conto di molteplici fattori per continuare a fornire risultati rilevanti e di qualità: fra quelli emergenti c’è e ci sarà tutto ciò che ruota attorno ad Hummingbird, alla semantica, alla comprensione del linguaggio.

Forse ha il suo peso anche l’autorevolezza dell’autore del contenuto: ricordo che dal Panda Upgrade (Febbraio 2011) in poi, Google ha posto parecchia enfasi sulla qualità dei contenuti, sulla loro veridicità e su chi li produce.

Ma non sempre i più popolari sono i più bravi, ma chi riesce ad ottenere e poi mantenere una buona visibilità sul lungo periodo, chi riesce a farsi notare, a svettare fra la folla, è probabile che col tempo diventi quasi invincibile. Essi sono siti ai quali Google perdona molto: magari hanno fatto un buon lavoro 10-15 anni fa, ed oggi campano ancora di rendita.

Infatti, se crei articoli fantastici ma li tieni per te, quasi avessi paura a condividerli, su Google non farai strada. Se sei invece un po’ meno bravo ma comunque regali consigli, produci e distribuisci contenuti in ogni dove, essendo maggiormente presente sul web è assai probabile che diventerai simpatico a Google. Ci vuole solo tanto tempo e tanta costanza, ma alla fine ce la farai.

Alla fin fine Google è già più “umano” di quanto possiamo immaginare, con tutte le conseguenze – positive o negative – del caso.